Un patrigno che fotte, di Shungiku Uchida.

father fuckerLeggendo Father Fucker, ho avuto la piena sicurezza che in alcuni casi quasi niente ti può salvare dal tuo Bad Karma, ma ogni evento, se vissuto da un’anima coraggiosa, può essere ribaltato con la volontà e la voglia di vivere.

Father Fucker è un libro che spiazza. Uno di quei libri che vorresti lanciare dalla finestra perché ti viene da vomitare ma continui a leggere perché lo stile dell’autrice è maliardo quel tanto che basta a farti divorare le pagine nel giro di poche ore, e in ogni caso, continuare a leggerlo vorrà dire scoprire se quella situazione claustrofobica finirà.

…“La voce del mio patrigno che mi chiamava come se fosse un fidanzato era per me più raccapricciante dei lamenti di un mostro. A pensarci ora, aveva la voce rotta dal desiderio.”

Il libro racconta la storia di una famiglia di sole donne che viene da principio violata metaforicamente dal nuovo compagno della madre di Shizuko, la protagonista. Un signore che per far abortire la giovane ragazza, le proporrà, sotto incitazione della madre di Shizuko, di avere un rapporto completo, in modo da colpire la testa del bambino con il suo membro, ed ucciderlo.

Capirete bene lo stato di perversione e la descrizione del personaggio maschile: un viscido inetto. Eppure vi posso giurare che, come è già accaduto in Lolita di Nabokov, pur trattando un argomento riprovevole, il libro vi stregherà, perché è scritto dannatamente bene e perché Shungiku Uchida racconta la storia di una violenza su una ragazzina ma fa passare in maniera più forte, il messaggio che ci si può liberare da quella fitta ragnatela che è l’accettazione passiva degli eventi. 

La morbosità narrata in queste pagine è spiazzante e tremendamente realistica. Vi troverete in quella famiglia, in quel letto, nel giorno dell’aborto al sesto mese, nella fuga da casa, nei pensieri della ragazza e nella conquista della libertà.

L’autrice dipinge la figura maschile nel peggiore dei modi e la narrazione in prima persona non fa che aumentare l’effetto reality show.

La storia è raccontata dalla protagonista adulta che ripercorre le tappe di un periodo che l’ha segnata e dal quale è uscita e si è liberata. Dopo aver subito una serie di violenze domestiche sia psicologiche che fisiche, la ragazza deciderà di trovare la felicità fuori da quella casa.

La cosa che fa più male, è l’asservimento della madre di Shizuko, che in fondo odia la figlia perché assomiglia al marito che le ha abbandonate, e permette a quell’uomo di abusare di lei. Mi rendo conto che ciò che denuncia questo romanzo in realtà, è l’ipocrisia che si nasconde dietro le facciate imposte come dogmi.

Questo libro è come il catrame sulle ali degli uccelli, te lo puoi togliere dalla testa, ma ci vogliono volontà e pazienza per farlo. Avevo letto Father Fucker nel 2003 ma rileggendolo, mi sono accorta di quanto mi fosse rimasto nella memoria a distanza di tutti questi anni.

Vi starete chiedendo se ve lo consiglio. Be’, Se vi piacciono le storie perverse e di riscatto, con un linguaggio vivido, sì, senza dubbio.

Ja ne! (Alla prossima!)

Romina

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