L’attesa

Ho letto un libro che mi ha ricordato quanto, attendere qualcosa, possa essere utile. C’è quello spazio fra l’attesa e la fine di essa che può essere riempito con la crescita. E voi penserete: “Ma quale crescita? E di chi?”, ovviamente la nostra crescita personale. Quando non c’era facebook e non ci potevamo intromettere continuamente nella vita degli altri, che facevamo? Usavamo quello spazio libero per mettere noi al centro di tutte le cose che volevamo fare, belle o brutte che fossero. Nel presente è diverso, soprattutto chi vive in città lo sa: non si gioca più tanto a campana e in generale, non si telefona più alla ragazza che ci piace passando prima per la nonna o per il padre… non c’è più quella famosa cabina rossa in mezzo alla strada sempre occupata quando ci serviva, e non si usa più la cassetta con i nastri che svolazzavano e bisognava arrotolarli con una Bic.

 

 

Prima, tutto aveva un tempo, ora il tempo è tutto e questo tutto va fatto il più velocemente possibile. La serenità del non fare niente è quasi un senso di colpa a cui siamo disposti a rinunciare pur di fare qualcosa, anche se si tratta di farci venire gli occhi rossi per tutte le ore che scrolliamo il telefono osservando le immagini che abbiamo sotto gli occhi. Continua a leggere